L'amore di Dio
- Lucia Capriotti
- 22 giu
- Tempo di lettura: 4 min

“La contemplazione del Cuore di Gesù, lo sguardo di fede, fugace ma intenso di desiderio, che rivolgiamo di frequente alla sua immagine, lentamente ci conducono a farci copia dei suoi sentimenti e della sua disponibilità.
Gesù, con il suo esempio, abbatte le barriere della inaccessibilità dell’uomo a Dio e ci insegna che Dio è il Padre buono e misericordioso, sempre aperto all’accoglienza. Il Padre che soprattutto ama e vuole essere amato.
Per questo, appunto, per insegnarci l’amore di Dio e donarcelo, Gesù è venuto sulla terra. Perciò lo pregheremo: “facci conoscere, o Signore, il tuo amore perché crediamo che tu ci hai amati”.
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“Inseguire i passi di questo amore nell’intera storia della nostra salvezza ci costringerebbe a un lavoro stupendo, ma che forse andrebbe al di là dei limiti delle nostre riflessioni. Ne parla Gesù che con il Padre fa un tutt’uno (Gv10,30) e che meglio di ogni altro conosce le dimensioni e i sensi del suo amore” (Lc10,22) .
“Amore che si protende provvidente fino agli uccelli dell’aria e ai fiori dei prati e che tanto maggiormente ha cura degli uomini,a condizione che essi cerchino,sopra ogni altra cosa, Dio e la sua giustizia “.(Mt 6,28-33).
“Se l’uomo prega per deporre nel cuore di Dio i casi, le necessità, la riconoscenza, i travagli della sua vita, Dio che è amore, lo ascolta sempre.
Infatti, “chiunque chiede, riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Non si dà tra voi uomini il caso di un padre che porga al figlio un sasso invece del pane, o una serpe in luogo di un pesce.
Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dar le cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che sta nei cieli darà ogni bene a coloro che glielo domandano.”(Matteo7,7-11).
“La prova più grande dell’amore del Padre è il dono del Figlio. L’ha confidato Gesù a Nicodemo, nell’intimità della notte, quasi a compensarlo di essersi scomodato per conoscere più da vicino la vita e i misteri del regno di Dio.
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, l’unigenito, affinché tutti quelli che credono in lui non periscano, ma abbiano la vita eterna.”(Gv3,16)
“Gesù, sulla scia dell’amore del Padre, inserisce la sua testimonianza che, per il Padre e per noi, si spinge fino al sacrificio della stessa vita”.
“La testimonianza più immediata di Dio e di Gesù non la daremo con la vivacità del nostro intelletto, o con la vastità della nostra azione, nemmeno con l’eventuale potenza dei nostri carismi, ma con la dolcezza del nostro amore”.
“Ecco perché lo stesso san Paolo chiama la carità” il dono più eccellente”(1 Cor12,31)
La carità è Dio stesso che prima si dona a noi (la grazia santificante)e poi, attraverso noi,continua a porsi a contatto con gli uomini”.
“Prima che alle dimensioni universali della carità, pensiamo a quelli brevi, molto brevi di tutti i giorni, quelle che raggiungono il bisogno di affetto, di rispetto, di attenzione, di pazienza, di considerazione, di perdono di coloro che ci stanno vicini.
Hanno bisogno di sentire in noi, vivi ed operanti, l’amore di Dio, la dolcezza di Cristo per acquistare fiducia nella vita, per continuare nella durezza del loro lavoro, per rispondere al desiderio di essere più buoni”.
“Mi pare che solo così, sentendo e vivendo la responsabilità sociale della nostra carità sempre, con tutti, anche nelle più piccole espressioni, noi diventiamo i veri collaboratori di Dio che vuole nella sua casa e nella sua gioia tutti gli uomini, suoi figli e nostri fratelli”.
“Quanto sarebbe bello per la nostra autenticità cristiana e per la finalità specifica della nostra vocazione, la vita d’amore, che noi fossimo sempre candidi, immacolati al cospetto di Dio e della Chiesa.
La nostra lettera siete voi: una lettera che è conosciuta e può essere letta da tutti gli uomini; una lettera di Cristo redatta da noi suoi ministri, non già con l’inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivo, e non su tavole di pietra, ma su tavole che sono i vostri cuori di carne. Questa è la fiducia che noi abbiamo per mezzo di Cristo davanti a Dio” (cfr. 2 Cor. Cap. 3, 1 ss).
Sarebbe bello che potessimo vivere e lavorare così, senza angoli di egoismo e di interessi chiusi a Cristo. rivolti invece ad una autentica disponibilità per la salvezza dei fratelli”.
“Le preoccupazioni della nostra vita quotidiana devono immettersi sulla strada dell’amore.
Per essere autenticamente cristiani, radicati in una fede che è dinamica irrefrenabile per il nostro spirito, noi dovremmo divenire come il bel sole di Dio, che ha raggio di luce e di calore per tutti; dovremmo essere come il pane che non domanda a nessuno la carta di identità, ma si fa, senza distinzione, nutrimento del piccolo e del grande, del povero e del ricco, del sano e dell’ammalato.
Dovremmo divenire per tutti un seme di felicità.
Donarci con semplicità,cioè senza tanti “se” e senza tanti “ma”; senza sollecitare continuamente il metro per definire ciò che è grande e ciò che è piccolo,l’essenziale o no”.
“Chi ama veramente è felice di rendersi presente con il dono di se stesso alla persona amata. L’aiutano le risorse della sua fantasia, ma più ancora le esigenze richieste, gli stessi desideri di colui che ama”.
“E’ importante, in tema d’amore, l’agire e agire con decisione. Lo Spirito di Dio ci fa fretta. Chi non è capace di riprendersi oggi, probabilmente non lo sarà neppure domani perché è a secco di amore.
Grande Iddio, fa che non pensi a te in modo gretto e umano. Fa che in ogni cosa scopra il tuo amore affinché la mia vita sia veramente felice e benedetta.
Credo che dovremmo abituarci a ripeterla spesso e con cuore, questa preghiera perché al di là di tutti gli strumenti di Dio, sappiamo vedere solo e sempre la preoccupazione salvifica del suo amore”.
Nella grandiosa figura Dio predice la grazia che sgorgherà dal costato ferito di Cristo, la grazia che donerà un nuovo respiro di speranza alla terra.
(Dagli scritti di p. Albino)
A cura di Santina Pirovano




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